Il messaggio dell’Arcivescovo per l’anno oratoriano

Pubblichiamo il messaggio dell’Arcivescovo mons. Mario Delpini per l’anno oratoriano. Il testo lo stiamo distribuendo a tutti i nostri ragazzi dopo avere celebrato la giornata d’inizio d’anno del nostro oratorio domenica 14 ottobre.

 

                     1.Benedico l’inizio dell’anno oratoriano.

L’inizio dell’anno oratoriano è la “festa degli oratori”. Infatti è la festa della partenza: partire è festa perché c’è una meta da raggiungere, c’è una compagnia che condivide, c’è la fierezza di non stare fermi.

La meta da raggiungere, il traguardo desiderabile è la gioia di Dio, il suo Regno, la vita di Dio in noi. Si può anche chiamarla santità: quella vissuta da molti, come per esempio Papa Paolo VI, che è stato nostro Arcivescovo, don Francesco Spinelli, mons. Oscar Romero che Papa Francesco iscriverà tra i santi canonizzati nel mese di ottobre. Si mettono in cammino quelli che credono alla promessa di Dio: sanno che di Dio ci si può fidare. Non cercano la gloria, sanno che è solo fumo. Non cercano guadagni, sanno che per chi ha sete, nessuna bevanda che si compri al mercato può bastare. Cercano la gioia e sanno che non ci sono mercanti di gioia. Perciò si mettono in cammino verso la terra promessa da Dio: Via così!

La compagnia che condivide è l’amicizia sana, limpida, allegra di coloro che guardano insieme verso la meta e si aiutano e si incoraggiano gli uni gli altri. L’amicizia non è la compagnia degli stupidi, che si divertono a fare danni, non è il gruppo degli sfaticati, che si adagiano nello sperpero del tempo tra chiacchiere e sciocchezze, non è la zavorra dei burloni, che paralizzano con il disprezzo ogni slancio. L’amicizia è quella stima che fa apprezzare gli altri come presenze che sostengono nell’impresa, è quella confidenza delle cose importanti che rende partecipi dei segreti di Dio: «vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv15,15).

Nessuno può attraversare il deserto da solo, ma coloro che hanno stretto un patto di amicizia possono affrontare ogni sfida. Insieme! Siano benedette tutte le persone, preti, diaconi, consacrati e consacrate, educatori e animatori, volontari e collaboratori che accompagnano i ragazzi e le attività dell’oratorio. Fare il bene fa bene anche a chi lo compie. Così si cresce: insieme! Via così!

 La fierezza di non stare fermi fa crescere la stima di sé. La stima di sé non è la presunzione degli esibizionisti che si illudono di essere perfetti e invincibili, come i personaggi dei cartoni. La stima di sé non è quello di stare a guardarsi allo specchio, per trovarsi tanto carini e pensarsi tanto attraenti. La stima di sé non è l’ingenuità di chi si crede capace di tutto, solo perché non ha mai fatto niente.

La stima di sé è piuttosto la gratitudine per i doni, le doti, i talenti ricevuti che nell’esperienza dei gesti minimi si accorge che è capace di fare il bene, di dare gioia, di farsi amare. La stima di sé sconfigge il complesso di inferiorità che suggerisce di stare fermi perché “tanto non sei capace”. La stima di sé si esprime nel sapere che così come sei fatto, anche con limiti e difetti e peccati, proprio così come sei fatto, sei adatto alla vita. Perciò avanti! Via così!

                            2.Benedico la fedeltà alle proposte oratoriane.

Non benedico solo l’inizio. Benedico anche la perseveranza. Alcuni sono tentati di ridurre l’oratorio all’oratorio estivo, qualche settimana di impegno, di amicizia, di cose ben fatte. Invece l’oratorio propone un cammino che si distende per tutto l’anno.

Credo che sarebbe utile che durante l’anno si chiamino tutti a rinnovare la festa, la fierezza, la compagnia di una meta da continuare a desiderare. Io mi immagino che a gennaio, nelle feste di sant’Agnese per le ragazze, di san Sebastiano per i ragazzi, e di san Giovanni Bosco per tutti, si celebri la festa della perseveranza. Si rifletta e si preghi insieme per la responsabilità educativa. Si fermi un po’ la frenesia delle iniziative per rinnovare l’invito, rilanciare le proposte a venire e stanare le pigrizie.

                                 3.Benedico le verifiche.

Non benedico solo gli inizi, non benedico solo la fedeltà. Benedico anche le conclusioni, le verifiche, i momenti per dire grazie e fare autocritica.

La conclusione dell’anno oratoriano e l’apertura dell’oratorio estivo è il momento opportuno per chiamare tutti i collaboratori a verificare il cammino compiuto. La verifica non è solo la serata in cui si rivedono insieme le foto degli eventi dell’anno. È invece il momento per un confronto con le intenzioni originarie, le indicazioni che io stesso ho scritto in questo messaggio, le vicende dell’anno e le grazie ricevute. La verifica per i cristiani non è un bilancio che fa i conti e misura i risultati, è piuttosto un esercizio di verità che si mette in ascolto del Signore per rendere grazie, riflettere sulle proposte e sulle risposte, riconoscere inadempienze e inadeguatezze e ripartire, fiduciosi e lieti.

 

DECALOGO DEGLI ORATORI

    1. L’oratorio accoglie tutti, per insegnare a tutti la via della vita.

    2. L’oratorio è la casa dove la Comunità educante accompagna le giovani generazioni sui cammini della fede, della speranza, della carità.

    3. L’oratorio organizza il tempo, per celebrare le feste e per vivere lieti i giorni feriali.

    4. L’oratorio non basta a se stesso: accoglie le proposte che la Diocesi offre tramite la FOM, vive un rapporto necessario con la Parrocchia, la Comunità Pastorale, le proposte diocesane e il Decanato.

   5. L’oratorio è per rivelare che la vita è una vocazione. Tutti sono in cammino verso la stessa meta, ma non tutti percorrono la stessa strada.

   6. Tutti sono chiamati alla felicità e alla santità, ma diversa è la via dei piccoli e quella dei grandi, diversa la via dei ragazzi e quella delle ragazze. L’oratorio offre per ciascuno una proposta adatta.

   7. L’oratorio insegna che si possiede veramente solo quello che veramente si dona.

   8. L’oratorio è scuola di verità: tu non sei tutto, tu non sei il centro del mondo, tu non sei fatto per morire, tu non vivi solo per te stesso.

   9. L’oratorio è per tutti, ma non è tutto. In oratorio si favorisce il convergere di tutte le forme di attenzione educativa presenti nel territorio: i gruppi cristiani, la scuola, le associazioni sportive, i gruppi culturali, musicali, teatrali, per l’unità nella pluralità.

  10. L’oratorio è per tutti, ma non per sempre. L’oratorio educa ragazzi e adolescenti per introdurre alla giovinezza cristiana, tempo di responsabilità da vivere negli ambienti adulti portando a compimento la propria vocazione.

 

                                                                                                

Da Zaccheo il Sessantotto. Il 25 ottobre visita alla mostra, il 27 ottobre dibattito

 

Ritornano le serate da Zaccheo. Sabato 27 ottobre  terremo un dialogo sul tema “Vogliamo tutto! Il Sessantotto interroga ancora i giovani di ieri e di oggi“. Dialogheranno il prof. Pier Alberto Bertazzi,dell’Università di Milano, tra i giovani che parteciparono agli avvenimenti del Sessantotto nell’ambito del movimento cattolico di Gioventù Studentesca, e Giorgio Impellizzeri, studente di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, che ha partecipato (insieme ad alcuni docenti) alla realizzazione della mostra “Vogliamo tutto! 1968-2018” presentata all’ultimo Meeting di Rimini.

 

Quali erano le domande che mossero i giovani dell’epoca? Che cosa accadde al mondo cattolico in quei giorni? Cosa rimane di quella tensione? C’è ancora qualcosa che ci riguarda? E i giovani universitari di oggi come raccolgono le sfide di allora? Interrogano ancora le coscienze di chi oggi affronta la sfida dell’entrata nel mondo degli adulti? 

 

La mostra da cui è tratto lo spunto per la serata sarà esposta all’Università Cattolica da lunedì 22 a venerdì 26 ottobre, visitabile anche con la guida degli studenti che l’hanno realizzata. Per chi ne avesse desiderio e possibilità, giovedì 25 ottobre alle ore 13 sarà organizzata per noi che siamo con Zaccheo una visita guidata.

 

 

In ottobre il Rosario prima delle Messe feriali

È IL MESE DI OTTOBRE TRADIZIONALMENTE DEDICATO ALLA MADONNA.

PER TUTTO IL MESE VERRÀ RECITATO UN SANTO ROSARIO PRIMA DELLE SANTE MESSE FERIALI DELLE 8.30 E DELLE 18.00.

Facendo inoltre nostro l’accorato invito del Papa, concluderemo la preghiera con una particolare antifona mariana e l’invocazione a San Michele Arcangelo

 

Catechismo: iscrizioni e orari

 

 Iscrizioni al Catechismo

Si effettuano in segreteria parrocchiale presentando la modulistica, fatta pervenire alle famiglie tramite mail, controfirmata da entrambi i genitori. Chiediamo inoltre il versamento di una quota di iscrizione di 20,00 euro

 

 Giorni di catechismo

II elementare  Mercoledì

III elementare Lunedì

IV elementare Venerdì

V elementare  Martedì

 

Il giorno di incontro per i Cresimandi e per gli amici delle Medie verrà direttamente comunicato alle famiglie tramite mail     

 

Inizio incontri di catechismo

per la III Elementare      Lunedi 8

per la V Elementare       Martedì 9   

Domenica 14 ottobre: FESTA DI APERTURA ORATORIO

 

 -I bambini/e di II elementare inizieranno a trovarsi Mercoledì 21 novembre con l’inizio del tempo di Avvento.

-I cresimandi e i bambini/e di I comunione saranno contattati direttamente tramite mail.

 

               

 

 

Il cammino della Chiesa dalle Genti: nuova tappa

Pubblichiamo l’articolo che ci ha inviato mons. Luca Bressan, Vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Milano e presidente della commissione di coordinamento del Sinodo, sul Sinodo voluto dal’Arcivescovo mons. Delpini.

Il cammino della Chiesa dalle genti: una nuova tappa

Il giorno di Pentecoste, festa diocesana delle genti, la commissione per il coordinamento del Sinodo “Chiesa dalle genti” ha pubblicato lo strumento di lavoro per i Consigli diocesani (Presbiterale e Pastorale). Il Sinodo diocesano entra così nella sua seconda fase: dopo aver raccolto le osservazioni dei fedeli – e proprio a partire da esse – l’assemblea sinodale comincia il suo lavoro di riflessione e discernimento, per giungere a consegnare all’Arcivescovo, nella prossima festa di san Carlo, i frutti di tutto il cammino ovvero le costituzioni sinodali che riscriveranno il capitolo 14 del Sinodo 47°.
Il mese di giugno sarà determinante per il cammino sinodale: il 4 e il 5 si è dato appuntamento il Consiglio Presbiterale, mentre il 23 e 24 si ritroverà il Consiglio Pastorale diocesano. Entrambi questi organismi non intendono lavorare in modo autonomo e distaccato. Per questo motivo, lo strumento di lavoro predisposto appositamente viene pubblicato sul sito diocesano: perché ogni realtà ecclesiale ne possa fare oggetto di studio e riflessione, e possa poi fare avere il frutto di questo discernimento a qualcuno dei membri dei due consigli (ogni decanato vede la presenza di ameno un membro di questi consigli diocesani). In questo modo il percorso sinodale continuerà ad essere un cammino di tutta la Chiesa Ambrosiana, che sta imparando a riconoscersi “Chiesa dalle genti”.
Lasciando allo strumento di lavoro l’informazione dettagliata sugli esiti della consultazione diocesana, è utile dare rilievo a queste tre constatazioni che – come pilastri solidi e ben visibili – permettono al cammino sinodale di procedere sicuro dei frutti che stanno maturando. Primo: anche se in modo non uniforme, tutto il tessuto ecclesiale diocesano grazie al cammino sinodale sta scoprendo il volto colorato e pluriforme di una cattolicità vissuta nel quotidiano ma poco osservata e valorizzata. Secondo: occorre imparare a vivere la conversione dal “fare per” al “fare con”, perché la Chiesa dalle genti possa diventare realtà concreta e quotidiana. Terzo: il Sinodo diocesano non è che il punto di avvio di un percorso di maturazione che ci impegnerà in modo serio e denso di frutti nei prossimi anni.

mons. Luca Bressan
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”
Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

Convenzione tra il Comune di Milano e la parrocchia sul piccolo stadio San Siro

L’area su cui sorge l’impianto, estesa per circa 6.500 metri quadrati e di cui la parrocchia era diventata proprietaria nel 1953, nel corso degli anni Cinquanta era stata messa a disposizione per l’accoglienza dei lavoratori impegnati nella grande opera di erigere il nuovo quartiere che si sarebbe chiamato QT8 (Quartiere dell’Ottava Triennale). Poi è diventata luogo di catechismo e di gioco dei ragazzi, prima che sorgesse l’oratorio parrocchiale a Santa Maria Nascente. In seguito ha assunto una vera e propria fisionomia di “stadio” con tanto di tribunette, dove hanno partecipato a tornei serali anche calciatori allora famosi di Milan e Inter.
È seguito poi un tempo di decadenza strutturale. Dopo molte vicissitudini, la parrocchia è riuscita a reimpossessarsi di questo spazio. Negli anni Novanta tutte le aree che si trovano tra le vie Natta, S. Elia e Ippodromo – e quindi anche l’area del Piccolo San Siro – sono entrate a fare parte di un nuovo piano urbanistico, dove erano previsti interventi di edilizia residenziale, pubblica e privata. I proprietari delle aree interessate erano il Comune di Milano, alcune società private di sviluppo immobiliare e appunto la parrocchia.
Sull’area comunale sorsero ben presto le palazzine di via Ippodromo 12 e 14. Dal momento che – in base al “vecchio” Piano Regolatore Generale (PRG) – l’area del Piccolo San Siro rientrava tra gli spazi per la collettività, all’inizio degli anni Duemila la parrocchia – con l’assenso della Curia milanese – cedette la volumetria di sua spettanza a una delle società edificatrici.
Nel frattempo (2005) entrava in vigore la normativa urbanistica regionale, in forza della quale l’area del Piccolo San Siro veniva più propriamente destinata ad attrezzature sociali e ricreative connesse all’attività religiosa e di culto: l’impianto e le sue attrezzature avrebbero quindi concorso alla “dotazione globale di spazi per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico” prevista dagli strumenti urbanistici, pur rimanendo di proprietà esclusiva della Parrocchia.
Oggi, entrato in vigore il nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT) che ha sostituito il PRG, viene confermato che per il Piccolo San Siro è stabilito il “mantenimento a verde e attività sportive dell’area”.
Dopo non poche traversie, la parrocchia ha creato negli ultimi anni un nuovo centro sportivo e luogo di ritrovo per la gente del quartiere, con permessi edilizi e strutture a norma; questo spazio, ormai a norma in ogni aspetto, sarà messo a disposizione per varie attività, secondo la creatività della nostra comunità. In quest’ottica il Comune di Milano e la parrocchia hanno sottoscritto il 12 maggio di quest’anno una apposita Convenzione che da un canto sancisce a tutti gli effetti la “compatibilità urbanistica” dell’impianto e d’altro canto ne disciplina l’utilizzo pubblico.
Infatti, d’intesa col Municipio 8, verrà approvato uno specifico Regolamento d’uso del Piccolo San Siro, che potrà riguardare in particolare la concessione degli impianti sportivi e delle attrezzature – a tariffe convenzionate – alle associazioni sportive, culturali e ricreative operanti nella municipalità, l’individuazione di giorni nell’arco della settimana/mese per manifestazioni, tornei o eventi promossi e/o patrocinati dal municipio, da svolgersi nelle fasce orarie serali, le modalità di possibile apertura e utilizzo delle aree a verde e gioco bimbi nelle ore pomeridiane, l’eventuale apertura degli impianti e delle attrezzature nelle ore del mattino al fine di consentirne l’utilizzo alle scuole.
Ultimamente i due campi di calcio a 5 sono stati rinnovati nel fondo in sintetico di ottimo grado e coperti con funzionali teli per permettere l’uso anche nel tempo invernale (che è il tempo maggiore d’uso).
La Convenzione di maggio prevede che entro l’estate del 2022 vengano anche realizzati un’area gioco bimbi, un’area a verde per attività libera, relax, picnic attrezzata con panchine, pergolati, giardini d’inverno, tavoli, attrezzature per il gioco, spogliatoi con bagni e docce, area somministrazione e ristoro, sala polivalente, spazi di servizio per il personale, un campo sportivo polivalente attrezzato con manto erboso naturale o sintetico, con possibile copertura e/o chiusura, la sistemazione della zona “gradonate”.
Si tratta quindi di un importante investimento che la parrocchia ha in programma di realizzare nei prossimi anni, con lo scopo di offrire alla nostra comunità un luogo dedicato all’aggregazione e alla ricreazione, aperto alla cittadinanza.
don Carlo Casati

Oratorio estivo. Don Alessandro spiega lo slogan: “DettoFatto”

Dal 12 al 30 giugno riparte l’oratorio estivo, riservato ai ragazzi dalla 2.a Elementare alla 3.a Media, con lo slogan “DettoFatto”.
 Il programma:

lunedì e venerdì dalle 14.15 alle 17.45

martedì dalle 8.30 alle 17.45 (iniziamo con la S.Messa)

mercoledì e giovedì dalle 9.15 alle 17.45

I giorni interi: pranzo al sacco

Quota di iscrizione:

10 euro a settimana + 10 euro una tantum (maglietta, braccialetto, squadra e libretto preghiera). I fratelli pagano metà quota settimanale

Gita e piscina: costo a parte
DettoFatto è lo slogan dell’Oratorio estivo 2017. Ripetendolo e rendendolo familiare giorno per giorno, impareremo a meravigliarci di fronte alla forza creatrice di Dio che si è rivelata nella realtà: “Dio disse” e tutte le cose furono fatte. Ci proponiamo di imparare il Suo sguardo, per provare il suo stesso stupore di fronte a quanto ha voluto fare: “Dio vide che era cosa buona”, fino a cantare “Meravigliose sono le tue opere”.

Non cercheremo una risposta scientifica alla domanda: “Come si è formato il mondo?, perché non è questo l’intento del testo biblico, ma andremo più in profondità, per aiutare i ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, a comprendere “perché” esiste il tutto e quale sia il senso della natura e delle cose che ci circondano.

Diremo ogni giorno ai ragazzi, di fronte alla bellezza e alla varietà del mondo, che all’origine di tutto esiste il pensiero buono di Dio che ha voluto un universo ordinato, in cui ci fossimo dentro anche noi; scopriremo la natura in relazione con l’uomo e con la donna e con tutta la fecondità di Dio, Padre e Creatore, che ci rivela il suo Verbo, per mezzo del quale “tutte le cose sono state create, e l’azione forte del suo Spirito “che dà la vita. Proveremo a contemplare il mistero della Trinità guardando a tutta la creazione e scorgendone l’opera meravigliosa di Dio.

L’Oratorio estivo 2017 proporrà quindi ai ragazzi una apertura a tutto il creato per vivere giorni di bellezza e di contemplazione di tutto ciò che è buono, lasciando che ogni ragazzo e ogni ragazza possano guardare, stupirsi, conoscere, contemplare e benedire.

Sarà come stare innanzi all’universo intero e vedere, un poco alla volta, le cose con lo sguardo del Creatore. La narrazione dei giorni della creazione ci rivela un mondo ordinato, perché voluto e desiderato pezzo per pezzo, costruito un poco alla volta, in un lavoro creativo che ha determinato una continua «accensione» di realtà, tessuta insieme come in un mosaico, fino alla gioia per aver visto compiere tutte le cose, per aver detto e fatto bene ogni cosa.

I giorni dell’Oratorio estivo ripercorreranno le stesse “tappe” della creazione, alla scoperta non solo di che cos’è che fa il mondo, ma del significato profondo che hanno tutte le cose in relazione, di ciò che si scopre di esse contemplandole insieme.

Accostando l’origine di tutte le cose e vedendole tutte in relazione, i ragazzi potranno comprendere che la propria vita è inserita in un grande progetto, unico e irripetibile, dove ciascuno è stato desiderato, per essere immagine di Dio e vivere nel mondo assomigliandogli, segno della sua carità e della sua presenza. La relazione fra di noi, nell’amicizia, nei legami familiari e più compiutamente nell’amore, rende possibile questa somiglianza che ci rende non solo delle semplici creature ma delle persone amate da Dio che sanno amare come Dio.

Impareremo inoltre che Dio non ha smesso di agire nel creato. Ci sono la sua Presenza e la sua benedizione che continuano nel tempo. La sua intenzione è che ogni cosa arrivi al suo compimento, perché in essa, in ogni creatura, Lui stesso ha messo il germe della sua bontà. Prezioso strumento sono i Vangeli, che descrivono in modo molto chiaro il rapporto che Gesù aveva con il creato; sono soprattutto le parabole a testimoniarci l’attenzione e la profondità con cui Gesù guardava al creato. La semina, l’opera dal lievito nella pasta, la vita degli uccelli del cielo e dei gigli del campo… diventano occasioni per parlare del regno di dio. Ma ciò è possibile solo in presenza di una capacità contemplativa, che sa scorgere dietro alle faccende quotidiane un rimando al Mistero di Dio.

Contemplando il creato, lo sguardo attento di Gesù sa riconoscere l’opera della provvidenza del Padre, che ha cura di tutti gli uomini e le donne. Inoltre, di fronte al creato Gesù rimane profondamente libero: è chiaro ai suoi occhi l’ordine da cui l’universo è retto. Anzitutto c’è Dio con la sua provvidente bontà, poi c’è l’uomo con la sua responsabile operosità, infine il resto della creazione donata da Dio all’uomo per servirsene bene a vantaggio di tutti.

Questa affascinante proposta verrà come sempre sostenuta dalla intelligente ed appassionata presenza dei nostri adolescenti, che darà ancora sapore e colore ai primi giorni di vacanza dei più piccoli. Ad essi va fin d’ora l’apprezzamento e la gratitudine di tutta la comunità.

                                                                                                                 Don Alessandro

 

 

 

 

In video la visita a Milano di Papa Francesco

Dall’Arcidiocesi d Milano riceviamo questa lettera da mettere sul nostro sito:

Gentilissimi,

Abbiamo ancora nel cuore il ricordo della memorabile giornata di visita del Santo Padre Francesco a Milano lo scorso 25 marzo e della significativa celebrazione di ringraziamento del 20 aprile, presieduta dal cardinale Angelo Scola in Duomo.

Pensando di fare cosa gradita vi invio un video che non vuole essere una sintesi della giornata di papa Francesco a Milano e nelle terre ambrosiane, ma che racconta la visita attraverso lo sguardo del Santo Padre. I volti, i sorrisi, i gesti e l’accoglienza della gente che hanno reso questo viaggio indimenticabile. Vi invito a pubblicare il link sui siti, sui profili social di cui vi occupate e darne notizia sugli altri strumenti di comunicazione.

Il video è disponibile a questo link  https://www.youtube.com/watch?v=RozYtTOnsYA&feature=youtu.be

Inoltre, in Curia Arcivescovile (piazza Fontana, 2 – Milano) sono disponibili i libretti “Papa Francesco a Milano e nelle terre ambrosiane”, racconto fotografico della visita, e, per chi volesse, le sciarpe ufficiali che hanno accompagnato il percorso di papa Francesco il 25 marzo.

Un cordiale saluto,

don Davide Milani Responsabile Comunicazione Arcidiocesi di Milano Portavoce card. Angelo Scola

In ricordo del cardinal Martini

In febbraio si è celebrato con giusta riconoscenza, in occasione del novantesimo della nascita, il card. Carlo Maria Martini, nostro arcivescovo dal 1979 al 2002. La Chiesa milanese l’ha ricordato con diversi eventi e ha espresso la sua gratitudine dedicandogli anche l’importante Museo Diocesano di Milano. Stampa e televisione hanno giustamente dedicato attenzione e rilievo al ricordo di questo grande pastore della nostra chiesa, da metà marzo nelle sale è apparso anche il film documentario di Ermanno Olmi sul cardinale, “Vedete, sono uno di voi”. In queste poche righe vorrei comunicare alcuni episodi personali della mia amicizia con il card. Martini e che hanno segnato il mio sacerdozio.

Prima però desidero sottolineare che nella storia del sorgere della nostra chiesa al QT8 ci sono circostanze importanti di cui fare gioiosa memoria.

Il 14 febbraio 1954 il card. Schuster pone la prima pietra; fu l’ultima Pietra Santa di fondazione di una chiesa che il beato Schuster benedisse. Infatti salirà al cielo il 30 agosto 1054.

Il 6 gennaio 1955 mons. Montini arriva arcivescovo a Milano e il 5 giugno 1955 benedice la nostra chiesa come prima chiesa aperta ai fedeli in città.

Il 31 maggio 1980 il card. Martini, nuovo arcivescovo dal 10 febbraio 1980, consacra la nostra chiesa: è la prima da lui consacrata in città.

Ritornando al mio rapporto personale con il card. Martini, posso accennare ad alcuni momenti che hanno segnato la mia vita. Era il 6 febbraio 1987 quando mi raggiunge, al mattino abbastanza presto, una telefonata dall’arcivescovado. Nel pomeriggio ho un appuntamento con l’arcivescovo che desidera che io lasci la parrocchia di S. Ignazio al quartiere Feltre, dove avevo vissuto i primi due vivaci decenni del mio sacerdozio, per assumermi la responsabilità di parroco a S. Maria Nascente. Il card. Martini facilmente si esprimeva nel linguaggio biblico e mi disse: “Don Carlo, devi allargare i paletti della tua tenda”. Per me, già frequentatore dei deserti della Terra Santa dove i beduini vivono sotto le tende, è stato chiaro dove l’arcivescovo voleva arrivare. Così il giorno dopo venni subito in parrocchia a conoscere i sacerdoti don Ersilio e don Giovanni. I mesi successivi furono densi di pensieri e di opere, perché non solo dovevo iniziare il mio nuovo lavoro di parroco, ma fino alla fine di giugno dovevo continuare l’impegno di viceparroco al quartiere Feltre.

Desidero accennare a un altro fatto accaduto mentre cenavo alla Villa S. Cuore a Triuggio. Ero nel primo decennio di presenza sacerdotale qui a S. Maria Nascente e quello era uno dei tanti raduni che in quasi dieci anni ho vissuto come consigliere dell’arcivescovo. Per alcuni anni ebbi il compito di “moderatore”. Quella sera nell’ampia sala da pranzo l’arcivescovo teneva al suo tavolo altri vescovi presenti e il moderatore. Ad un certo momento durante la cena il card. Martini mi domandò: “Allora don Carlo come va la tua parrocchia?”. Dopo solo un attimo risposi: “Benissimo”. L’arcivescovo restò meravigliato. Lo vedo ancora stupito con il cucchiaio fermo a mezz’asta e mi chiese: “Perché dici: benissimo?”. Replicai subito: “Perché ho non poche persone da cui posso imparare la fede”. E lui: “Se dici così, vuol dire che è giusto il ‘benissimo’”.

Il card. Martini visse a Gerusalemme dal 2002 al 2006, anni durissimi dopo l’intifada del 2000. In questi anni, tra l’altro, Martini ha rischiato di essere sepolto in Terra Santa. Così ci raccontava: “Quando, visitando gli antichi pozzi di El Gib scavati in quegli anni dagli archeologi ebrei, la terra incominciò a franare e io mi sentii rotolare dentro il pozzo, ebbi un pensiero molto chiaro: come è bello morire qui in Terra Santa. Mi diede una grande calma per cui misi le mani nella terra e rimasi fermo sull’orlo, così potei essere salvato. Ne uscii quasi incolume”. Furono anni in cui i pellegrinaggi si bloccarono. Il mio gruppo fu uno dei primi a riprendere la visita dei luoghi santi. Ricordo che un mattino stavo facendo colazione quando un pellegrino che tornava dal S. Sepolcro mi disse che il cardinale stava celebrando all’altare della Maddalena. Lasciai tutto subito e mi precipitai al Sepolcro. Il cardinale aveva appena terminato la S. Messa. Mi abbracciò felice, mi chiese come andava la parrocchia e poi gli domandai: “Cosa devo portare via da Gerusalemme?”. E lui: “Don Carlo, tu sei una guida, tu sai tutto”.“No, desidero sapere cosa devo portare a casa”. Mi rispose: ”Prega per la riconciliazione delle anime e quindi per la pace”.

Ci fu un’ultima volta in cui ho potuto visitare in modo fugace il cardinale, qualche settimana prima che salisse al cielo. Dopo una celebrazione al lago di Como ho riaccompagnato un amico gesuita all’Aloisianum di Gallarate, una casa che ospita i gesuiti molto anziani. Giunto nel corridoio in cui si affacciava anche la camera di Martini, ho potuto dare uno sguardo fugace e portarlo nella mia preghiera mentre di notte tornavo al QT8.

                                                                                                              Don Carlo