L’Arcivescovo invita il 26 novembre i nati del 1951

MESSE DI AVVENTO IN DUOMO, L’ARCIVESCOVO INVITA

Sono sei le categorie di persone che l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, invita in Duomo a Milano per la Messa delle 17.30 nelle domeniche di Avvento: i nonni, gli insegnanti, i nati nel 1951, gli infermieri, le badanti, gli sportivi.

L’Avvento, tempo liturgico che la Chiesa vive come preparazione al mistero del Natale, da qualche anno la Diocesi ambrosiana lo pensa anche come occasione per sottolineare il valore della Cattedrale, della preghiera con il Vescovo, per approfondire le ragioni della fede e offrire l’opportunità di riavvicinarsi al messaggio cristiano.
Ogni domenica avrà una speciale attenzione per alcune situazioni: di esperienza familiare, attività lavorativa o generazionale.

Si è iniziato la prima domenica di Avvento con i nonni (12 novembre), poi è stata la volta degli insegnanti (19 novembre). Il 26 novembre l’Arcivescovo invita in Duomo tutti coloro che sono nati nel suo stesso anno, il 1951. A seguire gli infermieri (3 dicembre), le badanti (10 dicembre) e gli sportivi (17 dicembre).

Alcune celebrazioni delle 17.30 in Cattedrale saranno precedute alle 16.45 da un momento di dialogo con la categoria invitata quel giorno.

La prima lettera di Delpini alla Diocesi: le indicazioni di priorità pastorali per l’anno 2017-2018

Il testo della Lettera è stato firmato il 4 ottobre, festa di San Francesco, ed è già stato inviato via mail a tutti i sacerdoti della Diocesi. Il volumetto pubblicato dal Centro Ambrosiano (32 pagine, 1.50 euro) è invece disponibile nelle librerie cattoliche da martedì 10 ottobre. È possibile anche prenotarlo presso la casa editrice telefonando allo 02. 67131639.

Una Chiesa aperta, sinodale, semplificata, corresponsabile, unita pur nella pluriformità di esperienze, sensibile alla qualità della liturgia, attenta ai giovani, responsabile nel discernimento di fronte alle sfide del mondo, che sappia utilizzare al meglio i media diocesani per fare opinione. Sono queste in sintesi le indicazioni pastorali per questo anno dell’arcivescovo Mario Delpini, che significativamente lo scorso 4 ottobre, giorno di San Francesco, ha firmato la sua prima Lettera alla Diocesi. «Vieni, ti mostrerò la sposa dell’Agnello» è il titolo, che riprende un brano dell’Apocalisse.

«Fratelli, sorelle, desidero ancora salutarvi, benedirvi, ringraziarvi per le attenzioni, la cordialità, la preghiera che hanno accompagnato l’inizio del mio ministero in questa santa Chiesa ambrosiana – inizia così il testo dell’Arcivescovo -. Vi raggiungo solo ora con queste indicazioni pastorali per l’anno che già si è avviato. Immagino che l’appassionata diligenza e l’efficienza organizzativa che caratterizzano le nostre comunità abbiano già determinato i temi e i calendari, programmato interventi e iniziative. Mi presento quindi con discrezione e rispetto, ma invito a considerare le indicazioni che offro come un punto di riferimento che può anche richiedere qualche semplificazione dei calendari e qualche concentrazione più evidente sulle priorità indicate».

Fede e vita
Delpini riprende e rilancia una forte preoccupazione che già da decenni i precedenti Arcivescovi di Milano hanno «denunciato e contrastato», a partire da Giovanni Battista Montini con la Missione di Milano del 1957: la separazione tra la fede e la vita. «Alla contemplazione dell’opera di Dio deve ispirarsi il nostro cammino di Chiesa nel tempo – scrive Delpini -. Il rischio di lasciare la contemplazione circoscritta a un tempo che sta fuori dal tempo del vissuto quotidiano e in un luogo che è separato, come un recinto sacro, dagli ambienti della vita ordinaria continua a insidiare i discepoli di Gesù. È un rischio che anch’io vorrei denunciare e contrastare, chiedendo a tutti di appassionarsi alla vocazione a essere pietre vive di una Chiesa che sia un segno della Gerusalemme nuova».

La sfida della sinodalità
«La sinodalità è la sfida che vogliamo raccogliere», sottolinea l’Arcivescovo. Una parola che non deve diventare un vuoto slogan, ma innervare la Chiesa ambrosiana. «È doveroso declinare un’attenzione che deve dare forma a tutta la vita della Chiesa, perché sia profezia della città santa. La sinodalità infatti è opera dello Spirito che dei molti fa una cosa sola». L’Arcivescovo non si nasconde certo le difficoltà: «Quale docilità allo Spirito, quali attitudini virtuose, quali esercizi ascetici rendono praticabile l’esercizio della sinodalità a uomini e donne tentati da indivi¬dualismo, protagonismo, inerzia, rassegnazione, mutismo, confusione? Insomma si deve raccogliere un richiamo alla conversione».

Una conversione che diventa azione. «La sinodalità è una disciplina dell’agire pastorale. Ci si deve domandare: quale metodo, quali procedure, quali forme istituzionali rendono praticabile l’esercizio di un discernimento e di un agire sinodale a comunità tentate di delegare, di sottrarsi a responsabilità, di preferire il lamento all’impegno, di essere impazienti e insofferenti, di dividersi in fazioni e di isolarsi in aggregazioni autoreferenziali? Insomma, si devono intraprendere percorsi di formazione, per tutti: clero, consacrati e laici».

Il ruolo dei laici
Dal Concilio l’impegno dei laici nella corresponsabilità ecclesiale è centrale nella vita della Chiesa. Eppure, nonostante un lungo cammino, c’è ancora molto da maturare, in una comunità che rischia di essere soffocata dal clericalismo, ma anche da un laicato non all’altezza. «Forse i laici hanno preferito la delega e la lamentela all’assunzione di responsabilità e a percorsi adeguati di formazione? – si domanda Delpini -. Forse i preti hanno esercitato il loro magistero in modo personalistico e autoritario temendo la corresponsabilità dei laici? Forse la complessità delle procedure si è rivelata così faticosa da scoraggiarne la pratica? Mi riferisco in particolare ai Consigli pastorali, specie ai Consigli pastorali decanali».

Allora «è necessario immaginare a livello di parrocchia, di comunità pastorali, di decanato e di Diocesi la serietà della riflessione, la pazienza della pratica ordinaria, l’onestà della verifica. In prospettiva che cosa si può consigliare al vescovo perché questa proposta formativa e questa pratica ordinaria possa diventare uno stile che caratterizzi questi anni?».

La cura della liturgia
Un’attenzione particolare va riposta nella qualità della liturgia. «La priorità – scrive Delpini – deve essere la cura per la celebrazione della Messa domenicale: deve essere un appuntamento desiderato, preparato, celebrato con gioia e dignità: quindi è necessario che ci sia un gruppo liturgico che anima la liturgia». Inoltre «deve essere favorita anche la preghiera feriale, promuovendo la partecipazione alla santa Messa, la preghiera della Liturgia delle Ore, l’adorazione eucaristica, la preghiera del rosario, le devozioni popolari». E poi un invito concreto, ma fortemente simbolico: «È poi opportuno che la chiesa rimanga aperta, per quanto possibile».

L’attenzione ai giovani
In vista del Sinodo dei vescovi del 2018 sui giovani, monsignor Delpini invita a puntare molto quest’anno sulle iniziative della Pastorale giovanile, a livello diocesano e locale, «scuola di preghiera e percorso vocazionale. La scelta dei diversi stati di vita deve essere accompagnata con sapienza e autorevolezza dagli adulti della comunità, così da favorire le decisioni definitive per la vita matrimoniale o le forme di speciale consacrazione. La comunità degli adulti infatti deve pensarsi come comunità educante».

Le comunicazioni sociali
Puntare sui media diocesani. È il forte invito dell’Arcivescovo di utilizzare e diffondere gli strumenti della comunicazione sociale, che diventano centrali del dibattito pubblico. «Nella complessità del nostro tempo – scrive Delpini – coloro che condividono la mentalità e i sentimenti di Cristo hanno la responsabilità di testimoniare come la fede diventi cultura, proponga una vita buona, desiderabile per tutti, promettente per il futuro del Paese e dell’Europa. Nella conversazione quotidiana, nell’uso saggio degli strumenti di comunicazione della comunità (stampa parrocchiale, Avvenire con Milano Sette, Il Segno, Radio Marconi, chiesadimilano.it, ChiesaTV, centri culturali, sale della comunità, social, ecc.) i discepoli del Signore condividono, argomentano, approfondiscono quella visione dell’uomo e della donna, del mondo e della vita che si ispira al Vangelo, che si lascia istruire dal magistero della Chiesa e dalla ricerca personale».

Un impegno che si cala anche nella realtà locale: «Le parrocchie formino persone capaci di progettare, realizzare adeguatamente strumenti di comunicazione per la comunità e di tenere alta l’attenzione su questo ambito».

I cristiani nel mondo
Altro tema centrale è il rapporto tra i cristiani e la citta dell’uomo. Delpini, sulla scia delle forti sollecitazioni di papa Francesco, invita i credenti al pensare politicamente e all’impegno diretto. «I cristiani non possono sottrarsi al compito di praticare abitualmente il discernimento in una metropoli che deve raccogliere la sfida di declinare in modo nuovo il tesoro della tradizione ambrosiana», scrive Delpini. E indica le realtà da considerare in un corretto discernimento: «Gli ambiti di questa declinazione sono quelli della generazione (famiglia, figli, nonni), della solidarietà (logica di inclusione, a partire dalle tante periferie che le nostre società generano), dell’ecologia integrale (legando dentro il concetto della cura ambiente e uomo, mondo e società, produzione e risposta ai bisogni), del dialogo (come incontro e reciproca contaminazione, secondo la logica del meticciato, tra culture, religioni), del primato della trascendenza (per non perdere la radice mistica che ogni religione richiama, senza la quale non c’è fondamento al legame sociale, al vivere insieme, come ricorda l’e¬sortazione apostolica di papa Francesco Evangelii gaudium), della sinergia tra i vari soggetti, secondo la logica della pluriformità nell’unità, che in questo caso è anche la logica della sussidiarietà».

Un invito alla partecipazione anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. «L’avvicinarsi di consultazioni importanti per le istituzioni politiche e amministrative – sottolinea l’Arcivescovo – offre una occasione per riflettere, confrontarsi, esprimersi sugli aspetti istituzionali della società civile (Referendum per l’autonomia) e sulla situazione e prospettive politiche del Paese (elezioni politiche, regionali e nazionali)».

Convenzione tra il Comune di Milano e la parrocchia sul piccolo stadio San Siro

L’area su cui sorge l’impianto, estesa per circa 6.500 metri quadrati e di cui la parrocchia era diventata proprietaria nel 1953, nel corso degli anni Cinquanta era stata messa a disposizione per l’accoglienza dei lavoratori impegnati nella grande opera di erigere il nuovo quartiere che si sarebbe chiamato QT8 (Quartiere dell’Ottava Triennale). Poi è diventata luogo di catechismo e di gioco dei ragazzi, prima che sorgesse l’oratorio parrocchiale a Santa Maria Nascente. In seguito ha assunto una vera e propria fisionomia di “stadio” con tanto di tribunette, dove hanno partecipato a tornei serali anche calciatori allora famosi di Milan e Inter.
È seguito poi un tempo di decadenza strutturale. Dopo molte vicissitudini, la parrocchia è riuscita a reimpossessarsi di questo spazio. Negli anni Novanta tutte le aree che si trovano tra le vie Natta, S. Elia e Ippodromo – e quindi anche l’area del Piccolo San Siro – sono entrate a fare parte di un nuovo piano urbanistico, dove erano previsti interventi di edilizia residenziale, pubblica e privata. I proprietari delle aree interessate erano il Comune di Milano, alcune società private di sviluppo immobiliare e appunto la parrocchia.
Sull’area comunale sorsero ben presto le palazzine di via Ippodromo 12 e 14. Dal momento che – in base al “vecchio” Piano Regolatore Generale (PRG) – l’area del Piccolo San Siro rientrava tra gli spazi per la collettività, all’inizio degli anni Duemila la parrocchia – con l’assenso della Curia milanese – cedette la volumetria di sua spettanza a una delle società edificatrici.
Nel frattempo (2005) entrava in vigore la normativa urbanistica regionale, in forza della quale l’area del Piccolo San Siro veniva più propriamente destinata ad attrezzature sociali e ricreative connesse all’attività religiosa e di culto: l’impianto e le sue attrezzature avrebbero quindi concorso alla “dotazione globale di spazi per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico” prevista dagli strumenti urbanistici, pur rimanendo di proprietà esclusiva della Parrocchia.
Oggi, entrato in vigore il nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT) che ha sostituito il PRG, viene confermato che per il Piccolo San Siro è stabilito il “mantenimento a verde e attività sportive dell’area”.
Dopo non poche traversie, la parrocchia ha creato negli ultimi anni un nuovo centro sportivo e luogo di ritrovo per la gente del quartiere, con permessi edilizi e strutture a norma; questo spazio, ormai a norma in ogni aspetto, sarà messo a disposizione per varie attività, secondo la creatività della nostra comunità. In quest’ottica il Comune di Milano e la parrocchia hanno sottoscritto il 12 maggio di quest’anno una apposita Convenzione che da un canto sancisce a tutti gli effetti la “compatibilità urbanistica” dell’impianto e d’altro canto ne disciplina l’utilizzo pubblico.
Infatti, d’intesa col Municipio 8, verrà approvato uno specifico Regolamento d’uso del Piccolo San Siro, che potrà riguardare in particolare la concessione degli impianti sportivi e delle attrezzature – a tariffe convenzionate – alle associazioni sportive, culturali e ricreative operanti nella municipalità, l’individuazione di giorni nell’arco della settimana/mese per manifestazioni, tornei o eventi promossi e/o patrocinati dal municipio, da svolgersi nelle fasce orarie serali, le modalità di possibile apertura e utilizzo delle aree a verde e gioco bimbi nelle ore pomeridiane, l’eventuale apertura degli impianti e delle attrezzature nelle ore del mattino al fine di consentirne l’utilizzo alle scuole.
Ultimamente i due campi di calcio a 5 sono stati rinnovati nel fondo in sintetico di ottimo grado e coperti con funzionali teli per permettere l’uso anche nel tempo invernale (che è il tempo maggiore d’uso).
La Convenzione di maggio prevede che entro l’estate del 2022 vengano anche realizzati un’area gioco bimbi, un’area a verde per attività libera, relax, picnic attrezzata con panchine, pergolati, giardini d’inverno, tavoli, attrezzature per il gioco, spogliatoi con bagni e docce, area somministrazione e ristoro, sala polivalente, spazi di servizio per il personale, un campo sportivo polivalente attrezzato con manto erboso naturale o sintetico, con possibile copertura e/o chiusura, la sistemazione della zona “gradonate”.
Si tratta quindi di un importante investimento che la parrocchia ha in programma di realizzare nei prossimi anni, con lo scopo di offrire alla nostra comunità un luogo dedicato all’aggregazione e alla ricreazione, aperto alla cittadinanza.
don Carlo Casati

In video la visita a Milano di Papa Francesco

Dall’Arcidiocesi d Milano riceviamo questa lettera da mettere sul nostro sito:

Gentilissimi,

Abbiamo ancora nel cuore il ricordo della memorabile giornata di visita del Santo Padre Francesco a Milano lo scorso 25 marzo e della significativa celebrazione di ringraziamento del 20 aprile, presieduta dal cardinale Angelo Scola in Duomo.

Pensando di fare cosa gradita vi invio un video che non vuole essere una sintesi della giornata di papa Francesco a Milano e nelle terre ambrosiane, ma che racconta la visita attraverso lo sguardo del Santo Padre. I volti, i sorrisi, i gesti e l’accoglienza della gente che hanno reso questo viaggio indimenticabile. Vi invito a pubblicare il link sui siti, sui profili social di cui vi occupate e darne notizia sugli altri strumenti di comunicazione.

Il video è disponibile a questo link  https://www.youtube.com/watch?v=RozYtTOnsYA&feature=youtu.be

Inoltre, in Curia Arcivescovile (piazza Fontana, 2 – Milano) sono disponibili i libretti “Papa Francesco a Milano e nelle terre ambrosiane”, racconto fotografico della visita, e, per chi volesse, le sciarpe ufficiali che hanno accompagnato il percorso di papa Francesco il 25 marzo.

Un cordiale saluto,

don Davide Milani Responsabile Comunicazione Arcidiocesi di Milano Portavoce card. Angelo Scola

In ricordo del cardinal Martini

In febbraio si è celebrato con giusta riconoscenza, in occasione del novantesimo della nascita, il card. Carlo Maria Martini, nostro arcivescovo dal 1979 al 2002. La Chiesa milanese l’ha ricordato con diversi eventi e ha espresso la sua gratitudine dedicandogli anche l’importante Museo Diocesano di Milano. Stampa e televisione hanno giustamente dedicato attenzione e rilievo al ricordo di questo grande pastore della nostra chiesa, da metà marzo nelle sale è apparso anche il film documentario di Ermanno Olmi sul cardinale, “Vedete, sono uno di voi”. In queste poche righe vorrei comunicare alcuni episodi personali della mia amicizia con il card. Martini e che hanno segnato il mio sacerdozio.

Prima però desidero sottolineare che nella storia del sorgere della nostra chiesa al QT8 ci sono circostanze importanti di cui fare gioiosa memoria.

Il 14 febbraio 1954 il card. Schuster pone la prima pietra; fu l’ultima Pietra Santa di fondazione di una chiesa che il beato Schuster benedisse. Infatti salirà al cielo il 30 agosto 1054.

Il 6 gennaio 1955 mons. Montini arriva arcivescovo a Milano e il 5 giugno 1955 benedice la nostra chiesa come prima chiesa aperta ai fedeli in città.

Il 31 maggio 1980 il card. Martini, nuovo arcivescovo dal 10 febbraio 1980, consacra la nostra chiesa: è la prima da lui consacrata in città.

Ritornando al mio rapporto personale con il card. Martini, posso accennare ad alcuni momenti che hanno segnato la mia vita. Era il 6 febbraio 1987 quando mi raggiunge, al mattino abbastanza presto, una telefonata dall’arcivescovado. Nel pomeriggio ho un appuntamento con l’arcivescovo che desidera che io lasci la parrocchia di S. Ignazio al quartiere Feltre, dove avevo vissuto i primi due vivaci decenni del mio sacerdozio, per assumermi la responsabilità di parroco a S. Maria Nascente. Il card. Martini facilmente si esprimeva nel linguaggio biblico e mi disse: “Don Carlo, devi allargare i paletti della tua tenda”. Per me, già frequentatore dei deserti della Terra Santa dove i beduini vivono sotto le tende, è stato chiaro dove l’arcivescovo voleva arrivare. Così il giorno dopo venni subito in parrocchia a conoscere i sacerdoti don Ersilio e don Giovanni. I mesi successivi furono densi di pensieri e di opere, perché non solo dovevo iniziare il mio nuovo lavoro di parroco, ma fino alla fine di giugno dovevo continuare l’impegno di viceparroco al quartiere Feltre.

Desidero accennare a un altro fatto accaduto mentre cenavo alla Villa S. Cuore a Triuggio. Ero nel primo decennio di presenza sacerdotale qui a S. Maria Nascente e quello era uno dei tanti raduni che in quasi dieci anni ho vissuto come consigliere dell’arcivescovo. Per alcuni anni ebbi il compito di “moderatore”. Quella sera nell’ampia sala da pranzo l’arcivescovo teneva al suo tavolo altri vescovi presenti e il moderatore. Ad un certo momento durante la cena il card. Martini mi domandò: “Allora don Carlo come va la tua parrocchia?”. Dopo solo un attimo risposi: “Benissimo”. L’arcivescovo restò meravigliato. Lo vedo ancora stupito con il cucchiaio fermo a mezz’asta e mi chiese: “Perché dici: benissimo?”. Replicai subito: “Perché ho non poche persone da cui posso imparare la fede”. E lui: “Se dici così, vuol dire che è giusto il ‘benissimo’”.

Il card. Martini visse a Gerusalemme dal 2002 al 2006, anni durissimi dopo l’intifada del 2000. In questi anni, tra l’altro, Martini ha rischiato di essere sepolto in Terra Santa. Così ci raccontava: “Quando, visitando gli antichi pozzi di El Gib scavati in quegli anni dagli archeologi ebrei, la terra incominciò a franare e io mi sentii rotolare dentro il pozzo, ebbi un pensiero molto chiaro: come è bello morire qui in Terra Santa. Mi diede una grande calma per cui misi le mani nella terra e rimasi fermo sull’orlo, così potei essere salvato. Ne uscii quasi incolume”. Furono anni in cui i pellegrinaggi si bloccarono. Il mio gruppo fu uno dei primi a riprendere la visita dei luoghi santi. Ricordo che un mattino stavo facendo colazione quando un pellegrino che tornava dal S. Sepolcro mi disse che il cardinale stava celebrando all’altare della Maddalena. Lasciai tutto subito e mi precipitai al Sepolcro. Il cardinale aveva appena terminato la S. Messa. Mi abbracciò felice, mi chiese come andava la parrocchia e poi gli domandai: “Cosa devo portare via da Gerusalemme?”. E lui: “Don Carlo, tu sei una guida, tu sai tutto”.“No, desidero sapere cosa devo portare a casa”. Mi rispose: ”Prega per la riconciliazione delle anime e quindi per la pace”.

Ci fu un’ultima volta in cui ho potuto visitare in modo fugace il cardinale, qualche settimana prima che salisse al cielo. Dopo una celebrazione al lago di Como ho riaccompagnato un amico gesuita all’Aloisianum di Gallarate, una casa che ospita i gesuiti molto anziani. Giunto nel corridoio in cui si affacciava anche la camera di Martini, ho potuto dare uno sguardo fugace e portarlo nella mia preghiera mentre di notte tornavo al QT8.

                                                                                                              Don Carlo